lunedì 24 febbraio 2014

RAZZA DELLA SETTIMANA 2

Anglo-Arabo Sardo

RAZZA DI ORIGINI ANTICHISSIME E FIORE ALL'OCCHIELLO DELLA SARDEGNA, ESPERTO SALTATORE E CORRIDORE.


RAZZA ALLEVATA IN SARDEGNA DA CIRCA UN SECOLO, NASCE DALL'INCROCIO DI CAVALLI ARABI, INCROCIATI A LORO VOLTA CON PUROSANGUE INGLESI, E CAVALI INDiGENI SARDI DI PICCOLA STATURA. L'A.S.S. FU CREATO PER LE ESIGENZE DELL'ARMA DI CAVALLERIA DELL'ESERCITO ITALIANO.
QUESTA RAZZA è STUPEFACENTEMENTE VELOCE E RESISTENTE, RIESCE INFATTI A PERCORRE 200 km IN DUE GIORNI.
IL CAVALLO:
COMPORTAMENTO: VIVACE (SENTE MOLTO LA COMPETIZIONE), NEVRILE (NON ADATTO AI PRINCIPIANTI), NON FACILMENTE IMPRESSIONABILE, ELEGANTE (MOVIMENTI FORTI E AGILI).
TESTA: DRITTA E LEGGERA.
OCCHI: GRANDI ED ESPRESSIVI.
ORECCHIE: MOBILI.
NARICI: LARGE.
ARTI: SOLIDI.
STINCHI: SOTTILI MA ROBUSTI.
CORPO:  COLLO LEGGERO, GARRESE MOLTO PRONUNCIATO, DORSO LEGGERMENTE INSELLATO E DRITTO, CODA FOLTA, MANTO GENERALMENTE SAURO, GRIGIO E BAIO.
ALTEZZA: CIRCA 160 cm.




giovedì 20 febbraio 2014

RAZZA DELLA SETTIMANA

Akhal-Teké
SPLENDIDO ANIMALE DAL MANTO LUCENTE E SETOSO, CARATTERISTICO DELLE STEPPE E DEI DESERTI ORIENTALI, SOPRAVVISSUTO ALLE GUERRE.


PROVIENE DAL TURKMENISTAN E DISCENDE DA UNA RAZZA CHE, SECONDO UNA LEGGENDA, ERA FIGLIA DI UNA CAVALLA E DI UN DRAGO.
QUESTO ESEMPLARE VENIVA CAVALCATO MILLE ANNI PRIMA DELLA NASCITA DI CRISTO, IL SUO NOME DERIVA DALL'OASI DI AKHAL (DOVE HA VISSUTO IN ORIGINE) E DALLA TRIBù DEI TEKè CHE LO ALLEVAVANO.  I TEKè  ERANO TEMUTI GRAZIE ALLA LORO VENA GUERRIERA E A QUESTI CAVALLI CHE SI MUOVEVANO VELOCEMENTE  E SILENZIOSAMENTE NEL DESERTO.

IL CAVALLO:
MOVIMENTO: GRANDI FALCATE AGILI ED ELEGANTI.
PORTAMENTO: QUANDO LAVORA TENDE A PORTARE LA BOCCA LEGGERMENTE PIù BASSA DEL GARRESE.
SENSI: ORECCHIE MOLTO ATTENTE E OLFATTO ACUTO
COMPORTAMENTO: INTELLIGENTE (IMPARA IN FRETTA), GENEROSO, FEDELE, ASTUTO (NON ADATTO  A UN  PRINCIPIANTE), NEVRILE (VA GESTITO CON MOLTA CAUTELA), VIGOROSO (INCREDIBILMENTE RESISTENTE, CAPACE DI SOPPORTARE LA SETE E LA FAME, DI ADATTARSI ALLE VARIAZIONI CLIMATICHE E DI RECUPERARE MOLTO  VELOCEMENTE ENERGIA DOPO UNO SFORZO).
TESTA: ELEGANTE CON FRONTE ALTA.
OCCHI: ESPRESSIVI E ABBASTANZA GRANDI PER ASSICURAGLI UN CAMPO VISIVO AMPIO.
ORECCHIE: CORTE E APPUNTITE.
NARICI: AMPIE.
CORPO: ASCIUTTO E SLANCIATO CON UN COLLO SOTTILE, UN PETTO STRETTO E MUSCOLOSO, UN GARRESE MARCATO ,UNA GROPPA BEN DEFINITA CON CODA ATTACCATA BASSA E UNA PELLE SOTTILE, SETOSA, LUCENTE, CON RIFLESSI METALLIZZATI (PUò ESSERE SAURO, GRIGIO, NERO, BAIO).
GAMBE: LUNGHE, SOTTILI, FORTI E IRREQUIETE.
ZOCCOLI: PICCOLI E DURI.
ALTEZZA: DA 152 A 165 cm.


lunedì 10 febbraio 2014

Il cavallo e il cavaliere

Un valoroso cavaliere aveva un bel cavallo dagli occhioni intelligenti e dalla folta criniera fulva. Il cavaliere faceva la guerra ed era riconoscente al cavallo per la sua ubbidienza e fedeltà. Quando era in battaglia il cavallo lo aiutava sempre per salvarlo dai pericoli, quando doveva andare dal comandante per consegnare un dispaccio urgente, correva come una saetta per i sentieri e non si fermava anche se le froge grondavano di saliva e la groppa era rorida di sudore.
Il cavaliere dava al cavallo zuccherini e orzo, riconoscente. Finalmente un bel giorno la guerra finì però il cavaliere si ritrovò senza lavoro e allora pensò di utilizzare il suo cavallo per trasportare la legna e carichi pesanti, come fosse stato un asino. E dato che non aveva tanti soldi gli dava da mangiare solo paglia, altro che zuccherini ed orzo!Il povero cavallo dimagrì in modo spaventoso, gli si vedevano le costole del torace, era tutto emaciato e debolissimo. Ma doveva continuare a lavorare anche se era esausto.
Un giorno l’ex cavaliere sentì squillare le trombe che richiamavano i soldati: era cominciata un’altra guerra e lui voleva ritornare cavaliere e andare a combattere.
Mise le briglie e la sella al cavallo e cercò di salire in groppa. Il cavallo debolissimo stramazzò a terra e con un filo di voce disse al suo padrone:” Se vuoi tornare in guerra andrai con i fanti, mi hai trasformato da cavallo a asino, ora come pensi di trasformare un asino in cavallo?”
Morale: non dimenticare chi ti ha aiutato e continua ad essere riconoscente.
"Fedro"

La volpe e il cavallo



Un contadino aveva un cavallo fedele che era diventato vecchio e non poteva più servirlo; perciò il padrone non voleva più mantenerlo e gli disse: -Ormai non mi puoi più essere utile, ma se hai ancora tanta forza da portami qui un leone, ti terrò: adesso però vattene dalla mia stalla- e lo scacciò in aperta campagna. Il cavallo era triste e se ne andò verso il bosco, per cercare riparo dalla pioggia. E incontrò la volpe che gli disse: -Perché‚ te ne vai in giro da solo con la testa bassa?-. -Ah- rispose il cavallo -fedeltà e avarizia non abitano nella stessa casa: il mio padrone ha dimenticato tutto quello che ho fatto per lui in questi anni, e siccome non riesco più a fare il solco diritto, non mi vuol più dare da mangiare e mi ha scacciato. Ha sì detto che se avrò la forza di portargli un leone mi terrà; ma sa bene che non posso.- La volpe disse: -Ti aiuterò io: mettiti lungo disteso come se fossi morto, e non muoverti-. Il cavallo fece come gli aveva detto la volpe, mentre questa andò dal leone, che aveva la sua tana là vicino, e disse: -Là fuori c'è un cavallo morto; vieni con me e mangerai a volontà-. Il leone andò e quando si trovarono dov'era il cavallo, la volpe disse: -Qui però non hai tutte le tue comodità; sai che facciamo? Legherò la sua coda alla tua zampa, così lo puoi trascinare nella tua tana e mangiartelo in santa pace-.



Al leone piacque il consiglio e stette là fermo, perché‚ la volpe potesse legare bene il cavallo. Ma la volpe con la coda del cavallo gli legò insieme le zampe, attorcigliò e strinse tutto così bene e con tanta forza, che non c'era verso che si spezzasse. Quand'ebbe finito il lavoro, gridò al cavallo, battendogli sulla spalla: -Tira, cavallino bianco, tira!-. Allora il cavallo salto su e trascinò il leone con s‚. Il leone si mise a ruggire che gli uccelli del bosco volarono via per lo spavento; ma il cavallo lo lasciò ruggire, lo tirò e lo trascinò per i campi, fino alla porta del suo padrone. Quando il padrone lo vide, cambiò parere e disse al cavallo: -Rimarrai con me e te la passerai bene-. E lasciò che mangiasse a sazietà fino alla morte.

"Anonimo"

Il cavallo magico


C'era una volta, un regno lontano, dove l'inverno era lunghissimo, il sole non sorgeva e il ghiaccio e la neve ricoprivano ogni cosa.Ma, il primo giorno di primavera, tutto cambiava: l'aria diventava tiepida e il sole appariva nel cielo sciogliendo piano piano il ghiaccio e la neve.
Nel paese si faceva una grande festa e tutte le persone in quell'occasione potevano incontrare il RE.
“OH! magnifico sovrano, ti ho portato un dono, ho inventato un cavallo di legno che per magia vola nel vento e si alza nel cielo come un'aquila reale” disse un uomo giunto alla presenza del RE.
“Mostrami questo prodigio e ti ricompenserò con cento monete d'oro”
Allora l'uomo cavalcò il suo destriero, mosse una leva, attivò un marchingegno e si alzò fin sopra le nuvole.
Appena scese il Re chiese al forestiero di poter provare l'ebrezza del volo: ” TI ricompenserò, lasciami salire in cielo”.
Il Re era molto ansioso di partire con il cavallo magico che non si informò di cosa occorresse azionare per far scendere il cavallo.
Preso dall'entusiasmo montò in groppa al cavallo, tirò a sé le briglie, salì in cielo e sparì.
La festa del primo giorno di primavera stava per finire ma il Re ancora non era tornato.
Per giorni, per mesi, per anni, lo piansero come un eroe tradito dalla sua curiosità e leggerezza.
Il forestiero nel frattempo si rivelò un potente mago cattivo e in breve tempo prese il posto del Re nel regno.
Un giorno, arrivò a Corte, un cantastorie che raccontò di un cavallo che volava e di un Re innamorato di una principessa.
“Lei è bella come la luna, lui, forte e potente come un eroe. Hanno un cavallo magico, che vola nel vento e supera i fiumi, i laghi e le montagne innevate.
Così, quell'anno,  per la festa di primavera tornò nel suo regno il RE con il cavallo magico e la sua principessa e annunciò a tutti che la voleva sposare e fare di lei la sua Regina.
Il potente Mago, pieno di odio e di rancore perchè il Re era tornato con una bella fanciulla, preso tutto l'oro del regno, salì sul cavallo magico e sparì portandosi via la bella principessa promessa sposa.
Il Re quasi impazzì dal dolore poi, solitario e senza scorta partì alla ricerca dell'amata principessa.
Vagò per montagne e deserti assolati, sconfisse lupi, bestie feroci, orchi e streghe, si liberò da incantesimi e alla fine arrivò al castello del mago malvagio.
Trovò il cavallo magico e la sua amata principessa prigioniera nella torre del castello.
Ci fu un duello, un altro e un altro ancora, il Re e il potente mago malvagio finirono a combattere sulla rupe di una montagna. Il Re  perse la spada e il mago malvagio si trasformò in un drago che con le sue lingue di fuoco avrebbe sconfitto il Re .
Il Re era stremato, la sua morte era vicina, quando udì nella valle l'urlo straziato della sua principessa che invocava il suo nome.
Allora, cercò di trovare dentro di sé il coraggio e la forza per lottare e salvare se stesso e la principessa; prese delle grosse pietre e una dopo l'altra  le scaraventò contro il drago.
Egli indietreggiava sempre più, stava per perdere l'equilibrio, allora il Re recuperò la spada e con tutte le forze che aveva la scagliò nel petto del drago.
Un urlo disumano e impressionante risuonò nella valle mentre il Drago cadeva all'indietro nel burrone... e morì.
Il Re corse alla torre, liberò la sua principessa e fecero ritorno.
Il loro arrivo fu accolto con grande gioia, nel regno ritornò la tranquillità, il Re e la principessa si sposarono il primo giorno di primavera dell'anno seguente.  
                                                                             
                                                                       "Anonimo"